ASSOCIAZIONE “siAmo la Sicilia”.

25 settembre 1979: la mafia uccide il giudice Terranova e il maresciallo Lenin Mancuso.


PER NON DIMENTICARE…M A I…


25 settembre 1979, ore 8.30 del mattino. Una Fiat 131 guidata dal maresciallo di pubblica sicurezza Lenin Mancuso si ferma sotto casa del giudice Cesare Terranova. Il giudice sale in auto e si mette alla guida per recarsi al lavoro; al suo fianco, il maresciallo Mancuso.
L’auto imbocca una strada secondaria di Palermo, trovandola tuttavia inaspettatamente chiusa da una transenna che indica i lavori in corso. In un brevissimo lasso di tempo, prima che il giudice Terranova possa rendersi conto dell’agguato che gli è stato teso, da un angolo sbucano alcuni killer che aprono il fuoco. Cesare Terranova ingrana la retromarcia nel disperato tentativo di fuggire, mentre Lenin Mancuso tenta di difenderlo e di difendersi sparando vari colpi con la propria pistola d’ordinanza, ma purtroppo è tutto inutile.

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Nonostante fosse ormai morto, i killer infieriscono ulteriormente sul corpo martoriato di Cesare Terranova, riservandogli un colpo di pistola alla nuca; Lenin Mancuso, trasportato in ospedale, muore dopo alcune ore di agonia.
Cesare Terranova nasce a Palermo il 15 agosto 1921. Magistrato italiano, tra i suoi processi più importanti spiccano quello del 1969 a Bari, quando fu processata la cosca di Corleone e lui rivestiva il ruolo di procuratore d’accusa: quasi tutti gli imputati furono assolti, compreso Luciano Liggio; ritroviamo la “Primula rossa” nel processo del 1974, quando fu processato e condannato all’ergastolo proprio da Terranova.
Cesare Terranova è però anche un politico. È deputato alla Camera nella lista del Partito comunista italiano come indipendente di sinistra, ed è membro della Commissione parlamentare antimafia nella VI legislatura (i cui lavori sono iniziati nel maggio 1972 e sono terminati nel luglio 1976). In questo contesto, Terranova si distingue, insieme ad altri deputati del Pci, per aver elaborato la relazione di minoranza con la quale si criticano le conclusioni di quella della maggioranza redatta dal deputato democristiano Luigi Carraro. IN PARTICOLARE, IL LAVORO SOTTOLINEA COME LA SECONDA RELAZIONE AVESSE SOTTOVALUTATO (QUANDO NON OMESSO) I COLLEGAMENTI TRA LA MAFIA E LA POLITICA, IN PARTICOLARE CON LA DC DELLA QUALE FANNO PARTE GIOVANNI GIOIA, VITO CIANCIMINO E SALVO LIMA.
Dopo il 1976, Cesare Terranova rientra a Palermo, dove viene nominato prima consigliere della Corte d’Appello del Tribunale di Palermo e successivamente capo dell’Ufficio Istruzione del medesimo tribunale. Secondo le indagini processuali, la mafia ha fermato Cesare Terranova prima che potesse diventare giudice istruttore all’interno della commissione antimafia: a chiederne l’uccisione Luciano Liggio, ad eseguirla Giuseppe Giacomo Gambino, Vincenzo Puccio, Giuseppe Madonia e Leoluca Bagarella. Nel corso degli anni è stato poi riaperto il procedimento contro altre sette persone – la Cupola palermitana – che hanno dato il permesso di eliminare il giudice: Michele Greco, Bernardo Brusca, Pippo Calò, Antonio Geraci, Francesco Madonia, Totò Riina e Bernardo Provenzano.


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