ASSOCIAZIONE “siAmo la Sicilia”.

LA MAFIA UCCIDE I SERVITORI DELLO STATO CHE LO STATO NON RIESCE A PROTEGGERE


Lo vogliamo ricordare così Calogero (Lillo) Zucchetto con quel suo sorriso semplice, la sua faccia pulita e il suo coraggio da vendere.
Aveva solo 27 anni Lillo Zucchetto…ucciso dalla mafia perché lasciato solo insieme a tanti altri eroi da uno Stato assente e distratto…

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Si occupava di mafia ed in particolare collaborava alla ricerca dei latitanti che allora erano molto numerosi. All'inizio degli anni ottanta, presso la squadra Mobile della Questura di Palermo, collaborò con il commissario Ninni Cassarà alla stesura del cosiddetto "rapporto Greco Michele + 161" che tracciava un quadro della guerra di mafia iniziata nel 1981, dei nuovi assetti delle cosche, segnalando in particolare l'ascesa del clan dei corleonesi di Leggio, Riina e Provenzano. Riuscì ad entrare in contatto anche con il pentito Totuccio Contorno che si rese molto utile con le sue confessioni per la redazione del rapporto dei 162.
Con il commissario Cassarà andava in giro in motorino per i vicoli di Palermo ed in particolare per quelli della borgata periferica di Ciaculli, che conosceva bene, a caccia di ricercati. In uno di questi giri con Cassarà incontrò due killer al servizio dei corleonesi, Pino Greco detto "scarpuzzedda" e Mario Prestifilippo, che aveva frequentato quando non erano mafiosi. Questi lo riconobbero e non si fecero catturare. All'inizio di novembre del 1982, dopo una settimana di appostamenti, tra gli agrumeti di Ciaculli riconobbe il latitante Salvatore Montalto, boss di Villabate, ma essendo solo e non avendo mezzi per catturarlo rinunciò alla cattura, avvenuta poi il 7 novembre con un blitz del Cassarà.

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La sera di domenica 14 novembre 1982, all'uscita dal bar "Collica" in via Notarbartolo, una via del centro di Palermo, fu ucciso con cinque colpi di pistola alla testa sparati da due killer in sella ad una moto.
Successivamente gli autori del delitto vennero individuati in Mario Prestifilippo e Pino Greco, gli stessi che aveva incrociato in motorino. Come mandanti furono in seguito condannati i componenti della "cupola mafiosa", cioè gli appartenenti all'organo più importante della "Cosa Nostra", Totò Riina, Bernardo Provenzano, Raffaele Ganci ed altri.
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