ASSOCIAZIONE “siAmo la Sicilia”.

Il Ponte sullo Stretto? No, a noi il Ponte…ci sta stretto!

Il Presidente della Regione Nello Musumeci qualche tempo fa, ha rispolverato il dossier sul collegamento stabile fra Messina e Reggio Calabria: “Sul Ponte sullo Stretto di Messina – ha detto – la mia opinione è la stessa da sempre, da quando facevo l'eurodeputato. Il governo regionale è per il Ponte sullo Stretto di Messina, non è un capriccio ma una esigenza infrastrutturale essenziale per completare la rete che dal cuore dell'Europa deve arrivare fino a Palermo”.
Incredibile, veramente incredibile…..
Ogni tanto, periodicamente, da decenni ormai, da più parti torna “di moda” il ponte sullo stretto.
Sarebbe facile fare polemica ma non ci interessa.
Ci limitiamo a ricordare che in Sicilia per collegare due capoluoghi di provincia opposti (ad esempio Siracusa e Trapani) occorrono in treno circa 12 ore (SI DODICI ORE).
Altro esempio?  Ragusa e Palermo dove ormai solo tre collegamenti al giorno effettuano il percorso tutti con un cambio impiegando quasi 4 ore e mezza per arrivare a destinazione, in peggioramento rispetto alle 4 ore di due anni fa ed una situazione che rimane emblematica della condizione del trasporto ferroviario in Sicilia.
La situazione del trasporto ferroviario è drammatica. Il numero di coloro che viaggiano sui treni in Sicilia  è passato da 50.300 a 37.600 (dal 2009 ad oggi), in una Regione con 5 milioni di abitanti e grandi spostamenti pendolari.
Ci limitiamo a ricordare che c’è ancora un pilone crollato dell’autostrada più importante dell’Isola (la Palermo - Catania). In altri paesi civili avrebbero già ricostruito tutta l’autostrada.
Ci limitiamo a ricordare che quest’anno, come accade ogni anno, si sono registrate in Sicilia migliaia e migliaia di presenze turistiche: tutti estasiati ma… c’è sempre un ma che spesso è legato alla viabilità e che non si risolve certo con il PONTE CHE CI STA STRETTO, ma con il miglioramento delle infrastrutture interne.
Ci piace ricordare che i turisti di cui sopra per lo più arrivano in Sicilia – ovviamente - in aereo (abbiamo 4 aeroporti due dei quali, Palermo e Catania, continuano a registrare, anno dopo anno, presenze record) e in nave. E per quelli che arrivano in auto (informatevi, documentatevi) la brevissima traversata in traghetto è, spesso, un piacevole e unico diversivo.
Ci limitiamo a ricordare che abbiamo una rete stradale e autostradale allo sfascio, ferrovie ancora con binario unico, e locomotori (pochissimi per fortuna) ancora a gasolio per raggiungere le parti più interne della Regione.
Ci limitiamo a ricordare che, solo a titolo esemplificativo, per arrivare dalla splendida Palermo alla splendida Agrigento e alla Valle dei Templi il treno impiega oltre due ore (per percorrere poco più di cento chilometri). In auto altrettanto (se arrivate vivi – la Palermo Agrigento è una delle strade più pericolose d’Italia, insieme alla Palermo - Sciacca)…


Potremmo continuare ma il senso è chiaro …
Prima di parlare di opere di discussa e opinabile utilità e probabilmente superflue, occorre sistemare tutta la viabilità interna (disastrosa), migliorarla e consolidarla.
Invitiamo i politici “pontieri” a fare un giro in automobile nella nostra splendida Sicilia (con la loro auto e non con la blindata e la scorta), che continua ad essere amministrata da persone che sembrano “scollate” dalla realtà!
AVETE CAPITO PERCHE’ A NOI … IL PONTE CI STA STRETTO?

Qualche dato.
Costi
1) 100.000 tonnellate di cemento verrebbero ‘gettate’ in una delle zone paesaggisticamente piu belle d’Italia, modificandone definitivamente l’orografia e costituendo di fatto un impatto ambientale considerevole: il manufatto sarebbe lungo circa 3,5 Km, largo circa 70 mt e le due torri di sostegno alle due sponde saranno alte circa 400 mt e saranno visibili per chilometri.
2) Circa 10 miliardi di euro il costo stimato, somme che potrebbero essere impiegate per migliorare ed implementare le infrastrutture esistenti nell’Isola.
3) Sul fronte del risparmio di tempo per la percorrenza ferroviaria si potrebbero ottenere risultati  migliori con la sistemazione della rete interna siciliana. Una ulteriore diminuzione dei tempi la si potrebbe ancora ottenere utilizzando per l’attraversamento marittimo dello stretto le navi veloci al posto dei classici traghetti oggi in uso.
Fattibilità.
L’attuale progetto è inadeguato. Sappiamo benissimo che attualmente nel mondo il ponte più lungo a una campata è quello di Akashi, in Giappone, dal quale per diverse ragioni è stata tolta la ferrovia. Quindi non esiste ancora al mondo un ponte a campata unica superiore a 1500 m percorso da treni e quello di Messina, di metri, ne dovrebbe misurare 3360. Di fatto, a causa delle grandi oscillazioni cui il ponte sarà soggetto per effetto della forza dei venti nello stretto, contrariamente a quanto affermato e previsto in progetto, non sarà possibile farvi transitare dei treni. Allo stato attuale, al mondo, non esiste ancora la tecnologia per realizzare un simile attraversamento ferroviario in sicurezza
Rischio sismico: reggerà un ponte che è stato commisurato a magnitudo 7,1 Richter, tenendo presente quel terremoto del 1908 tra Messina e la costa calabra, visto che – non essendoci al tempo rilevamenti strumentali adatti - si tratta di una stima indiretta e che, quindi, la scossa prossima ventura potrebbe essere 7,2 o 7,5?
Danni al territorio: per costruire il ponte lo sconvolgimento idrogeologico sarebbe consistente. Si tratta prima di tutto di impiantare, a oltre 40 metri di profondità, due ancoraggi di cemento e poi due piloni alti quasi 400 metri per un totale di circa 500.000 metri cubi di cemento.
Per fabbricare tutto quel cemento poi, si dovrebbero aprire decine di nuove cave nell’area dello stretto con sfregio ambientale irreversibile di colline e versanti, fino allo stravolgimento vero e proprio della carta topografica del rilievo esistente. Si tirerebbero fuori milioni di metri cubi di terra, sabbia, ghiaia e detriti rocciosi: che ci si fa? Dove vengono portati? In quanto tempo e con che mezzi? Cosa invece comporterebbe lo scavo è subito detto: l’alterazione completa di ogni equilibrio idrogeologico delle aree di appoggio.

siAmo la Sicilia

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