ASSOCIAZIONE “siAmo la Sicilia”.

Una Regione al default che distribuisce aumenti ai dirigenti e assume dove non serve.

Recentemente la Corte dei Conti ha denunciato l’enorme “buco” dei conti siciliani, che ammonta a oltre sette miliardi di euro (SETTE MILIARDI DI EURO) da ripianare. E, proprio sotto le feste appena trascorse, il governo nazionale ha consentito alla Sicilia di spalmare in dieci anni una buona parte del disavanzo di cui parliamo.
E cosa fa intanto la Regione Siciliana? Ha deciso di riconoscere ai propri dirigenti un aumento di stipendio da 200 euro al mese, frutto di un rinnovo contrattuale a lungo atteso e, allo stesso tempo, prepara anche una bella tornata di nuove assunzioni nei Centri per l’impiego (in Sicilia, dove lavora oltre il 20% degli addetti al reclutamento di tutta Italia).

Sicilia che affonda copertina banner
Per dovere di cronaca il rinnovo del contratto dei dirigenti regionali era stato atteso da molto tempo e, quindi, anche la stessa Corte dei Conti aveva auspicato uno sblocco dei contratti. Allo stesso tempo, però, in occasione dell’ultimo giudizio di parifica del bilancio regionale, lo stesso Organismo, sempre la Corte dei Conti, aveva messo in luce le “storture” del sistema siciliano che, accanto a timidi segnali di miglioramento (diminuzione del personale e della spesa), continua a registrare dati fortemente in contrasto con la media nazionale.
I Magistrati contabili hanno infatti ribadito “le osservazioni critiche reiteratamente mosse da questa Corte al numero considerevole di unità dirigenziali operanti in seno all’Ente regione, sia in termini assoluti, sia in relazione al rapporto tra numero dei dirigenti e quello degli altri dipendenti (che supera di poco il rapporto di uno a dieci)”. In parole povere sono troppi i dirigenti in Sicilia, uno ogni dieci dipendenti circa (UNO OGNI DIECI DIPENDENTI). Poco meno di 1.300 (milletrecento) quelli di ruolo.

1519329422958.jpg sicilia tra debiti clientele e ammanchi cosi affondano le partecipate
Ma l’aumento interesserà più di 1.300 dirigenti, perché il rinnovo del contratto si applicherà anche a quelli che rivestono tale qualifica e che lavorano negli enti sottoposti al controllo della Regione (Enti che tra società partecipate, istituti, aziende più o meno pubbliche, danno lavoro ancora a oltre diecimila persone!).
Un sistema che può essere, senza difficoltà, definito fallimentare: “La Corte – si legge sempre nella relazione dei magistrati contabili – ha in più occasioni evidenziato che le società partecipate dalla Regione si sono dimostrate geneticamente prive di sostenibilità economica”. Ma intanto “più aumenti per tutti”. A seguito degli aumenti quantificati mediamente in 209 euro lordi mensili per dirigente, gli stipendi base oscilleranno tra i 45.000 agli oltre 60.000 euro lordi annui, a seconda della fascia. A queste somme andranno aggiunte le retribuzioni di posizione, che vanno da 7.000 a oltre 36.000 euro annui. Infine, vanno considerate anche le retribuzioni di risultato: somme che dovrebbero essere, appunto, calibrate sulla base delle performance, ma che sono state erogate finora, nella quasi totalità dei casi, nella quota massima per tutti (alla faccia della meritocrazia e del rendimento).

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Ma la vergogna non finisce qui: insieme agli aumenti, nella Sicilia del disavanzo dei sette miliardi di euro, arrivano anche le assunzioni. Nonostante gli oltre 14.000 dipendenti di ruolo (QUATTORDICIMILA), i settemila sparsi nelle società partecipate e qualche altro migliaio disperso nella galassia para-regionale, si annunciano anche nuove assunzioni.
E, ancora più singolare, è la scelta degli uffici da potenziare. Nella Sicilia con record di disoccupati, col Pil che cala e i giovani costretti ad andare via per cercare lavoro, la Regione ha deciso di potenziare i …. centri per l’impiego. Si, avete capito bene, i Centri per l’impiego (gli ex Uffici di Collocamento per capirci).
Lo ha annunciato pochi giorni fa, con soddisfazione, il presidente della Regione Nello Musumeci. “Nei prossimi tre anni – ha detto – contiamo di poter bandire concorsi per circa 1.500 posti nell’amministrazione regionale, procedendo anche al superamento definitivo del precariato. La macchina Regione ha bisogno di forze nuove e fresche per affrontare la sfida del futuro. Questo è il primo passo”. Circa 1.200 persone sul numero totale sono destinate proprio ai Centri per l’impiego.

Nello Musumeci

Ora se può essere condivisibile il richiamo all’esigenza di un “ricambio” in una amministrazione il cui personale è nella stragrande maggioranza dei casi compreso nella fascia d’età over 50 (problematica peraltro molto diffusa nel mondo del lavoro nella sua interezza), appare curiosa la scelta di puntare sui Centri per l’impiego (i vecchi Collocamenti). “L’obiettivo – ha spiegato sempre Musumeci – è quello di dare vita a una rete di servizi per l’impiego che siano efficaci e in grado di integrare le funzioni tradizionali del collocamento”. La giunta ha già deliberato una proposta di spesa da 75 milioni di euro. Ma, viene da chiedersi, la mancata efficienza dei Centri per l’impiego siciliani è dovuta davvero all’insufficienza del personale? Noi non crediamo proprio: tenuto conto della” fotografia” scattata circa un anno fa dalla Fondazione Studi Consulenti del Lavoro (rimasta praticamente immutata) in Sicilia lavorano 1.737 su un totale di 7.934 operatori dei 501 Centri per l’impiego esistenti in Italia. Un operatore su cinque, insomma, lavora già in Sicilia.
E lì, secondo il presidente Musumeci, occorrono altri 1.200 addetti in tre anni…..
Con una spesa milionaria…
Nella Sicilia senza lavoro e con una disoccupazione impressionante ….
E con sette miliardi di euro di disavanzo
Fallimentare, un governo regionale fallimentare….

siAmo la Sicilia

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