ASSOCIAZIONE “siAmo la Sicilia”.

DOPO CATANIA, SIRACUSA: allagamenti e devastazioni. E anche qui anni di incuria, di cementificazione selvaggia, di mancata prevenzione e di immobilismo dell’Amministrazione e della Politica.

 Siracusa

Dopo Catania, Siracusa: allagamenti, devastazione, case isolate e sommerse dall’acqua, residenti costretti a girare in canoa. Colpite soprattutto le zone marittime di Siracusa, Augusta e Avola.
Il comando dei Vigili del Fuoco, nell’ultima settimana, ha effettuato centinaia di interventi di soccorso tecnico urgente, principalmente per soccorrere persone all’interno di auto in panne o di abitazioni private allagate, per rimuovere alberi sulla sede stradale e parti pericolanti di edifici. È crollata una casa, fortunatamente disabitata, a Carlentini, sempre nel Siracusano e le macerie sono finite addosso a un’auto parcheggiata. Solo per miracolo non c’è scappato il morto. A rischio sono tantissimi immobili fatiscenti che si trovano nei paesi del siracusano. La situazione è assurda, intollerabile. Città e attività economiche in ginocchio, alcune delle quali rischiano di non aprire più.
E anche qui le colpe non sono solo del maltempo, seppure caratterizzato da eventi di rara forza devastante. Manca la prevenzione, lo studio del territorio, le opere infrastrutturali a difesa di cose e persone.
Solo chiacchere …. bla, bla bla….. e basta. Da tanto, da troppo tempo.
Siracusa, come molte città siciliane e italiane, ha dimostrato enormi difficoltà a rispondere ad eventi estremi di pioggia, di cui negli ultimi anni è aumentata anche l'intensità: episodi una volta eccezionali e che oggi, purtroppo, rappresentano quasi la normalità. Questi eventi saranno sempre più frequenti anche se non in maniera marcata nelle regioni meridionali e in Sicilia.
A fattori esterni, cioè agli eventi calamitosi dovuti alle mutazioni climatiche, si aggiungono elementi di criticità legati alle modalità di costruzione delle città, a politiche e progetti insostenibili che continuano a peggiorare le condizioni dei nostri centri abitati.
Abbiamo aggredito il territorio con il cemento, devastando i sistemi idrici naturali, costringendoli in invasi minori e aumentato la quantità di suoli impermeabilizzati. Ad aggravare tale stato di cose ci sono i sistemi tecnologici preposti allo smaltimento delle acque, che risultano assolutamente inefficaci proprio per il mutamento delle piogge e per la crescita delle densità dei tessuti urbani.
La presenza di aree cementificate a vario titolo e, quindi, artificialmente impermeabilizzate, non solo tende a fare aumentare i volumi di acqua destinati ai collettori, ma ne modifica sostanzialmente la distribuzione nel tempo. In pratica il deflusso superficiale su queste aree comincia quasi immediatamente mentre invece sulle naturali superfici di un tempo, permeabili, una buona parte di pioggia si infiltrava nel sottosuolo.
Sono necessarie risposte nuove, di pianificazione, di progettazione e investimenti in infrastrutture il cui costo, da sostenere comunque, sarà sempre inferiore ai danni a cui assistiamo in questi giorni.
Si parla tanto di dissesto idrogeologico ma si fa pochissimo per rimediare ai danni che l’uomo ha determinato sui territori della Sicilia come di tutto il Paese.
Bisogna sostituire molti materiali impermeabili che hanno “tombato” il territorio, con materiali permeabili e drenanti evitando di intervenire solo sulle emergenze disegnando una preventiva programmazione degli interventi e la progettazione delle opere necessarie.
L’alternativa, tragica, è assistere passivamente ai disastri di questi giorni.
SiAmo la Sicilia

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